mercoledì 2 aprile 2008

COME SI PUO' NON RICORDARLO?


Ricorre oggi il terzo anniversario della morte di papa Giovanni Paolo II.

Tutto si poteva misconoscere in lui, molto si poteva non condividere, ma non la sua piena presenza umana - la carità vera di chi realmente era vivo: aveva lavorato, sofferto, ascoltato, soccorso, invocato, sperato per davvero. 

C'era la vita, per lui, calda e pulsante come egli stesso la conosceva e viveva, non l'asettica "esperienza dell'esistere"; la sua preghiera era vera confidenza o vero grido, mai astratta.

La sua Teologia del corpo segna ancora a fondo la distanza tra la sua lungimiranza e la miopia di tanti; la sua Dominum et vivificantem permette oggi un vero dialogo tra cattolici e ortodossi; la sua presenza silenziosa al Muro di Gerusalemme sarà feconda per secoli, e ancora non si svela in luce piena; la sua voce che tuonò con vera ira verso gli uomini della mafia ("dovete pentirvi") dà ancora eco sulle pendici dell'Etna; fu ancora la sua voce quella che ammonì severamente, con angoscia, coloro che vollero l'attuale guerra in Iraq e Afghanistan ("renderanno conto alla storia e a Dio"): ci accadrà, come sembra sempre più evidente, di scoprirla esatta nella profezia.

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